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IL LUOGO DELLE ROSE (shortstory)

(racconto pubblicato)
6 MAGGIO 2001 PROVINCIALE
LECCE-GALLIPOLI

A cosa pensi Maria?-
Mmmh…-
Maria non parla. Seduta sul sedile della mia auto si limita ad emettere mugolii. Suoni senza suono, densi riverberi della sua anima affranta.
Accidenti a me e a quando il mio spirito da crocerossina ha bendato le iridi al mio orgoglio.
Odiavo Maria, d’altronde cos’altro potevo fare? Girare attorno alla sua campana di vetro, dove lei e Antonio, Antonio e lei, sempre loro, solo loro, pieni uno dell’altro, uno nell’altro.
Un corpo. Un’anima. Un pensiero.
Ora Antonio non c’è più, caduto in Afghanistan per mano di una stupida guerra senza vincitori né vinti.
Mi torna in mente una poesia di Jim Morrison: “siamo soldatini di plastica nella miniatura di una sporca guerra”. La guerra é di plastica e noi siamo solo pedine.
Ma a fanti, cavalli, re e regine non importa di Maria, anima a meta´ e di me, che da dantesca Beatrice cerco di portare nella selva oscura della sua mente, l’amena luce della speranza.

CLICK!

“Con una rosa hai detto vienimi a cercar…tutta la sera io resterò da solo…” (Vinicio Capossela)

Sarah, ti prego, spegni quella radio-
“…ed io per te, muoio per te…con una rosa sono…”

CLICK!

Scusa Maria, e che mi sembrava fosse l’atmosfera giusta per questa musica. Siamo quasi arrivati a Sannicola, l’antica “Rodogallo” il luogho delle rose …sono molto legata a questo posto, i miei mi ci portavano da piccola, ho imparato a nuotare nella limpida acqua di Lido Conchiglie…- Scusa Maria, e che mi sembrava fosse l’atmosfera giusta per questa musica. Siamo quasi arrivati a Sannicola, l’antica “Rodogallo” il luogho delle rose …sono molto legata a questo posto, i miei mi ci portavano da piccola, ho imparato a nuotare nella limpida acqua di Lido Conchiglie…-

FLASHBACK
Un istante, lo spazio nero di un batter di ciglia, mi rivedo bambina, col costumino intero arancione e tre taglie di seno in meno ad immergermi in quello specchio di acqua pura con la mia mano nella mano di mio padre, a ridere e giocare mentre mia madre seduta sugli scogli ci guarda e ci sorride, ci scatta delle foto, cartoline stampate indelebilmente nel mio cuore, affrancate e spedite ad una Sarah ora venticinquenne e con tre taglie di seno in più.
Cos’è cambiato?
Cosa mi ha cambiato?
Mi porto dentro il cielo di quel luogo, del sole che soddisfatto ci baciava con i suoi raggi, come se al mondo non ci fossimo che noi.
Sono fortunata a possedere questi dolci paesaggi, questo tiepido verde.
Ed ora voglio dividerli con Maria, sperando con tutta me stessa che queste glauche pennellate abbassino i toni grigi che coprono il suo futuro.
Ti sei divertita oggi Maria?-
Mmmmh…-
Anch’io mi sono divertita tanto…sta facendo buio. Che dici, saremo a casa per le 22:00?-
Mmmmh…-
Lo penso anch’io. In questo momento stiamo superando S. Mauro. Hai visto quant’è alto? Siamo a cavallo delle Serre salentine.-
Mmmmh…ah! A-Anto-nio!!-
Maria che dici?-
Maria sembra posseduta.
Con la testa fuori dal finestrino punta il dito verso S. Mauro tremando e balbettando il nome del suo defunto amore.
All’improvviso apre la portiera dell’auto in corsa. Spaventata le urlo:
Maria, no! Che fai?- e premo d’istinto il pedale del freno.
Lei, scaraventatasi fuori dalla vettura, noncurante delle sue ginocchia sanguinanti si rialza in piedi e corre verso S. Mauro.
Come nella migliore tradizione dei telefilms noir, appena esco anch’io per inseguirla, comincia a piovere a dirotto.
- Maria!-
Non mi sente. Ma il vento e la pioggia sembrano mugolare: - Mmmmh…-
Provo ad arrampicarmi sull’imponente altura cercando carponi degli appigli naturali: “cozzimari” li chiamano da queste parti.
ZOOM
Maledetti tacchi. Nel ’68 le donne sbagliavano a bruciar reggiseni; erano i tacchi che dovevano bruciare.
Incespico. Poi incespico ancora. E ancora. E ancora sono ai piedi dell’altura.
E’ buio. All’improvviso un lampo stupra il cielo e per una frazione di secondi io vedo. Poi di nuovo il buio.
Decido di correre in paese a cercare aiuto. Salgo in macchina. Ho davvero visto quel che ho visto?

FLASHBACK
Un lampo. Una donna (Maria?) ed un soldato uno fronte all’altro in cima all’altura di S. Mauro. Buio.
Ha smesso di piovere. Attraverso il paese immerso nel tiepido candore lunare. Conosco questo posto. Ogni pietra, ogni chiesa, ogni abitazione risvegliano in me puerili ricordi.
Forse io avevo tre taglie di seno in meno e questo paese meno ristoranti ma dentro non è cambiato nulla. La nostra anima non ha eta´. Il nostro corpo invecchia ma essa rimane bambina e, quando moriamo, ogni frammento di essa diventa parte dei nostri cari.
Mi guardo attorno alla ricerca di un passante a cui chiedere aiuto. Nessuno. Eppure mi trovo nel cuore di Sannicola, in piazza della Repubblica (la piazza principale del paese) e riconosco davanti a me il palazzo comunale e retaggi di storia si mischiano ai miei ricordi di bambina finché l’immagine di Maria negli occhi mi riporta al presente.
Maria resisti ti prego…io ho bisogno di te…io…- ti amo- penso ad alta voce e di nuovo il vento sembra rispondere: -Mmmmh…-
Al vertice di piazza della Repubblica, la fontana monumentale che mescola gli elementi naturali del fuoco, dell’aria, della terra e dell’acqua, sembra quasi voglia enfatizzare il mio stato mentale e mi appare come una zingara che gioca i tarocchi della vita, mettendo insieme una vanga, una saetta, un’ala di aereo ed un timone in un ludico parafrasare del destino.
Il libero arbitrio non esiste- ripeto a me stessa mentre imbocco via S. Simone.
FLASHBACK
Una frase letta da qualche parte: “Noi chiamiamo caso l’incapacità di comprendere il concatenarsi degli elementi previsti dal destino”
Chi l’ha scritta?
Non ho il tempo di pensarci. Lo spettacolo che si mostra a miei occhi è troppo bello e collodiano per rimanerne indifferenti.
Il “bosco degli ulivi” illuminato dalla pallida luna è un tributo all’immensità del creato.
Scendo dalla macchina e mi inginocchio sull’umida terra rossiccia. E’ calda…Dove sei Maria? Poi pian piano mi avvicino ad un albero e lì sotto mi siedo. E mi addormento. E sogno.
Sarah, apri gli occhi siamo arrivate!-
Mmmmh…-
Ben svegliata!! Cos’è, l’aria pulita ti mette sonno?-
Maria! Ma da quanto tempo dormivo?-
Ti sei addormentata all’altezza di Lido Conchiglie-
Maria, sapessi che strano sogno ho fatto… sembrava così reale… io guidavo e tu… tu…-
Tu guidavi? Ma se non hai neppure la patente!-
In effetti Maria ha ragione; per una che come me soffre il mal d’auto, l’ideale è starsene sul sedile passeggeri a sonnecchiare e ascoltare musica.


CLICK!
“ sospirano nell’aria le rose spirano, petalo a petalo non mostrano il color…” (V. Capossela)
Sarah, dai, spegni la radio, alle 15:00 comincia la “festa te lu masciu” rischiamo di perderla se non troviamo parcheggio e scendiamo da questa benedetta macchina-
“…ma il fiore che dà solo…”

CLICK!

Siamo a Sannicola, come nel mio sogno, ai pedi delle colline dell’Altolido dominate dalla piccola chiesa di S. Mauro a cavallo delle Serre salentine. Solo che l’atmosfera è completamente diversa.
E’ giorno e davanti i nostri occhi sfilano carri, traini e calessi addobbati a festa con sopra coppie di fidanzati vestiti con abiti cinquecenteschi. Poi è il turno degli “ sbandieratori di Carovigno” che regalano al pubblico festoso uno spettacolo unico, un tripudio di colori sullo sfondo selvaggio delle Serre.
E poi suoni, balli e canti. E anche Maria colma di gioia mi prende per mano e mi trascina in un ballo. Ed io, come cenerentola vestita di luci e di colori mi abbandono felice al momento come fossi davvero in una fiaba.
Come fossi davvero in un sogno.
Davvero in un sogno.
Un sogno

Mmmmh…-
Un timido sole mi accarezza le palpebre. Dischiudo gli occhi. Quanto avrò dormito?
Credo sia l’alba.-Alba nel bosco degli ulivi- sembrano cinguettare gli uccellini.
E’ strano come a volte i sogni siano distanti dalla realtà, pieni di luce e di colori.
Credo che per il principio di compensazione una persona dovrebbe fare solo incubi.
E forse è così. E questo spiegherebbe perché sono così felici di vivere, di essere svegli.
Io invece no. Devo tastarmi le tasche alla ricerca di una sigaretta. “Una sigaretta nel bosco degli ulivi”. Che penserebbe di me la mia amica Maria? Maria l’ambientalista. Maria la vegetariana. Maria la sportiva. Maria, Maria perché se tu Maria? E soprattutto, perché non possiedo un briciolo della tua saggezza?
Non trovo nicotiniche risposte nelle mie tasche. Solo un biglietto che prima non c’era. Lo apro e con stupore riconosco la scrittura della mia amica. Lo leggo:

“Cara Sarah,
eri così dolce mentre dormivi, non ho voluto svegliarti.
Ho lasciato che tu sognassi un mondo perfetto.
Ho lasciato che tu ballassi con me l’ultimo ballo.
Il luogo in cui sono andata ad abitare è quello che tu hai sognato stanotte. Il luogo che io ho sempre sognato. Ogni notte della mia vita.
Ho realizzato l’onirico desiderio che non lasciava tracce del giorno e mi accompagnava ogni volta nelle braccia di Morfeo.
E cosa più bella, c’è Antonio, adesso con me.
Adesso siamo davvero un corpo, un’anima , un pensiero. Ma non c’è nessuna campana di vetro intorno a noi e tutto è come tu lo hai vissuto stanotte su questa calda e umida terra rannicchiata sotto un albero.
L’amore non è quello che crediamo sia mentre sostiamo su questa terra, ora lo so.
Non possiamo immaginare e neppure sfiorare il trascendentale col corpo e con la mente.
L’amore non appartiene a nessuna legge terrena, non vi è formula chimica né fisica che possa scalfire il duo assoluto mistero.
E’ questa la potenza dell’amore.
Una madre che ama un figlio o un uomo che ama una donna non si domandano mai il perché.
Lo amano e basta.
Smettila di assillarti con le domande Sarah e comincia ad amare la vita perché lei ti ama e ti regala questa giovane aurora.
A presto Sarah, sei stata una grande amica anche se mi hai tanto odiata. Non essere triste. Perché io sono felice.
Maria
Ps. Non fumare nel
Bosco degli ulivi.
Col biglietto stretto stretto al mio petto mi domando perché piango. Se di gioia per Maria o di tristezza per me che da oggi mi sento un po’ più ...


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