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PIERCING PERCHE'? - pircingperche



PIERCING PERCHE'?
PIERCING PERCHE'? - sitospalla.jpe
Un tempo bastava un orecchino a un lobo maschile per scandalizzare i "benpensanti". E solo qualche anno fà, vedere un labbro o una lingua forati faceva una certa impressione. Oggi, invece, è normale. Che cosa è successo? Abbiamo cercato di capirlo chiedendo a chi i piercing li ha e/o li fa

All'inizio dell'inverno una ragazza americana ha rischiato di morire ascesso cerebrale

Conseguenza estrema secondo i medici dell'Università di Yale, di un'infezione generata da un maldestro piercing alla lingua. Nello stesso periodo un'altra giovane donna si sottoponeva, in Sicilia, a due trapianti di fegato per vincere l'epatite fulminante causata dall'imperizia con cui un gioielliere di Catania le aveva forato il lobo dell'orecchio. Episodi che evidenziano la mancanza di informazione relativa al pircing, pratica di modificazione corporea che in questi anni è diventata popolare sopratutto nelle sue forme più "leggere" (buchi al naso, orecchie, lingua e ombelico). In Inghilterra, a scatenare le polemiche ci ha pensato addirittura la campagna di comunicazione scelta dalla Chiesa "per far tornare i ragazzi alla religione" con immagini che rappresentavano la crocefissione di Gesù come il piercing "originale". In realtà, le radici storiche di questa pratica risalgono a parecchi secoli prima, distribuite secondo modalità e interpretazione diverse ai quattro angoli del pianeta: le popolazioni nomadi dell'attuale Iran e gli antenati dei cinesi perforavano già parti del proprio corpo inserendovi anelli. Ma l'applicazione di orecchini ai capezzoli fu pratica diffusa tra i soldati dell'Impero Romano e altre forme di modificazione corporea erano in voga tra i Maya, nel subcontinente indiano, tra le popolazioni africane e quelle degli arcipelaghi del sud-est asiatico. Riti di iniziazione, di affermazione dell'appartenenza a una tribù e determinazione di un canone estetico: fin dall'antichità erano queste le motivazioni, tramandate nei secoli e diffuse poi nell'epoca più recente della società occidentale. MODERN PRIMITIVES, titolo di un libro pubblicato dalla Re/search sull'argomento, è anche una delle migliori definizioni per chi ha scelto di usare gli elementi tribali come modo di esplorazione ed essersione del proprio corpo oggi. In Inghilterra e negli Stati Uniti, prima che nel resto del mondo, il piercing si è poi definito e trasformato grazie all'utilizzo di tecniche moderne, nel rispetto delle norme igieniche, ma furono i punk e le controculture affini a sostenerne e diffondere la pratica, fin dalla metà degli Anni 80. Ricercando e affermando, nell'atto di modifica del corpo, l'esperienza (conoscenza di sé attraverso il dolore), il piacere (aumento di sensibilità a fine sessuale) e la propria diversità (anche estetica). Nell'ultimo decennio, il piercing, come già era successo per il tatuaggio, è diventato una pratica "di tendenza", spesso svuotata dei suoi significati più profondi e praticato con pericolosa leggerezza. Nell'ambito musicale, se vent'anni fa il piercing era riservato quasi esclusivamente ai protagonisti più estremi delle scene "industriale" "hardcore" e "metal" ora non c'è boy band e starlette televisiva che non esibisca un orecchino alla lingua o all'ombelico. Le forme più leggere di riesciog sono ormai parte integrante del nuovo canone estetico, mentre i "modern primitives" continuano a estremizzare le proprie pratiche, attendendo che la moda esaurisca i propri effetti. Quali sono allora gli elementi di "diversità" che possono ancora essere associati al piercing? Che significato ha oggi "bucare" il proprio corpo? Vediamolo!

INCHIESTA: IL PIERCING OGGI

Siamo alla 7.a Milano Tattoo Convention. Non potevamo mancare. Mentre stiamo arrivando al Pala Aquatica, sede della manifestazione, discutiamo di uno spot visto in Tv dove c'è Eva Erzigova che si stà facendo la barba, in sottofondo una canzone lounge inneggia a un fantomatico "Mon petit garcon". Finito di radersi, l'algida Eva indossa abiti maschili e, poco prima di infilare la camicia dentro i pantaloni, la camera indugia con complicità su un piercing che fà bella mostra di sé sull'ombelico. Anche la Erzigova ha un piercing. I tempi sono proprio cambiati. Ed è proprio per questo motivo che siamo qui, a una delle più importanti manifestazioni europee del settore, per testare il polso della situazione. Chi, oggi come oggi ricorre a pratiche di decorazione corporea di questo tipo? Si tratta, come in tempi passati, di una cerchia ristretta di persone o il piercing è diventato mainstream, cannibalizzato da quel mercato che lo aveva per anni regalato nell'angolo dei cattivi, sorte toccata nel corso degli Anni 90 al fratello maggiore, il tatuaggio? Se così fosse, ci dovremmo trovare davanti uno stuolo di ragazzine con la maglietta di Britney e dei Lunapop, fianco a fianco con giovani devoti fan del nu-metal. Stiamo a vedere. Di gente in giro ce n'è parecchia. Ci sono molti alternativi, di quelli che di solito vedi circondati da cani pelosi e che ascoltano la Bandabardo' da radio scassate. Ci sono quelli che ti aspetti di vedere a una Tattoo Convention, cloni di Lemmy dei Motorhead, con baffi a manubrio, braccia palestrate pluritatuate e vestiti rigorosamente in nero. E poi ci sono gli inclassificabili, quelli che non sfigurerebbero a un concerto dei Travis o a una gara di skateborad, a una mostra di tavole originali di Brian The Brain o in piazza Duomo, sotto le finestre di MTV a gridare a Marco e Giorgia. Sono la maggioranza ed è sopratutto con loro che vogliamo parlare. Vogliamo capire il senso, oggi come oggi, del piercing. E magari capirne anche il senso di ieri. Superiamo gli indugi e cominciamo le nostre interviste. La prima che incontriamo è Ilaria 20 anni di Vignola. Ha le idee molto chiare su cosa sia il piercing , almeno per lei: "E' un modo per differenziarsi dalla massa". Ci dice. "Penso che ogni persona debba dimostrare di essere qualcuno, avere una personalità e un modo di esprimerla" Le facciamo notare che, a ben vedere, oggi non sia forma d'espressione così originale, ma anche per questo Ilaria ha una sua risposta sensata: "Io ne ho fatti due al naso, perché uno ce l'hanno tutti, due no. Quando tutti ne avranno due, io ne farò tre". Quindi, portare all'estremo una pratica che è diventata moda può essere un modo di distinzione. Rimuginando questo pensiero ci avviciniamo a una coppia. Sono Francesco 27 anni studente di Economia e Commercio ed Elisa 25 anni, studentessa di Lingue. Sono felicemente fidanzati e pierciati. E' Francesco a spiegarci il perché: "Ho i piercing perché mi piacciono esteticamente, e in più mi piace l'unione dell'uomo alla tecnologia, un ritorno alle tribù". Restiamo perplessi. Ritorno alle tribù e al tempo stesso alla tecnologia? "L'acciaio che si unisce con la carne. C'è dietro tutta la cultura cyberpunk, tutto è legato a quella. Una cosa tecnologia che si unisce al corpo". Adesso le cose sono più chiare. Ci vengono in mente ExsistenZ di Cronenberg e Tetsuo di Tsukamoto: allucinati film in cui il corpo muta e si trasforma in metallo. Guardiamo Francesco ed Elisa e ce li immaginiamo tra venti anni, cyborg alla "terminator" ma ancora in grado di amare. E' il turno di Alessandro 22 anni studente di Psicologia. Lo avevamo già notato mentre si faceva tatuare la gamba da Mo'o, uno dei più famosi tatuatori del mondo. Francese di casa a Tahiti, Mo'o ha una tecnica tutta sua, fatta di scalpelli e martelli, vera forma d'arte. Arte che baratta con quello che capita, qui da noi necessariamente coi soldi. Alessandro va un pò più in profondità: "Tutto è nato dalla mia passione per la cultura africana", ci dice. "Ho incontrato i Masai che hanno piercing e dilatazioni corporee". E poi ci spiega anche delle grandi difficoltà quotidiane che comporta avere un piercing: "Uno che ne ha tanti, se va a comprare con un pezzo da 50 euro ha problemi, non sempre te lo cambiano". Non possiamo che credergli, visto che si sta facendo un sorriso artificiale di piercing tutto intorno alla bocca. Poi incontriamo altri ragazzi e ragazze. Persone normali che ci raccontano la loro passione per il piercing. Passione che, tutti concordano, nulla ha a che vedere con l'appartenenza alla massa o a una casta. C'è chi come Alessandra 17 anni da Cagliari, parla del piacere del dolore e chi, come Zio di Bra, dice che pierciarsi non fa male. Chi parla di bellezza estetica e chi di segno di distinzione. Sembra di essere in uno spot della RAI: "di tutto,di più". Intanto, la colonna sonora della Convention varia dagli Allman Brothers ad Anastacia. Quando si dice essere mainstream. Noi finiamo di guardarci intorno, sperando di incontrare la Erzigova, ma ci butta male. I tempi sono cambiati, ma mai abbastanza.
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