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+*^*+La FaTa OsCuRa+*^*+
+*^*+La FaTa OsCuRa+*^*+ - fata
Una notte nel Bosco, proprio mentre la Luna nutriva coi suoi raggi il candido bozzolo nel quale si stava formando una Fatina vegliata dagli altri Spiriti della Natura, passò un’enorme nube nera che oscurò completamente l'astro e la sua luce. Non era una nube qualunque, fatta di pioggia, lampi e tempesta. Era una nube terribile che, passando sulle città degli uomini, si era saturata di rabbia, gas e frenesia, di rancore e rumori assordanti, di tutte le emozioni più dense e pesanti, di tutti i pensieri violenti. In due parole, puro veleno. Al passaggio del-la nube davanti alla Luna, immediatamente il
bozzolo iniziò a sussultare e a contrarsi, e la sua luce cominciò ad affievolirsi. Invano Fate, Elfi, Gnomi e Folletti si prodigarono intorno all'embrione di Fata: una cosa simile non era mai accaduta, e nessuno sapeva cosa fare. Non resta-va che attendere l'alba.
L'alba venne, e col primo raggio di Sole l'involucro, ormai simile a un grumo di ragnatela rinsecchita, si ruppe. Tutti trattennero il fiato, e alla vista della crea-tura che faticosamente uscì dal bozzolo non riuscirono a trattenere un gemito di orrore: era un essere informe e inquietante, senza contorni definiti, una Fata scura, densa e stropicciata come non se n'erano mai viste prima, dal viso e dal corpo segnati da solchi ancor più scuri che la rendevano simile ad un frutto av-vizzito. Ammutoliti dallo stupore e dal timore, le creature del Bosco indietreg-giarono svelte di un buon passo, allontanandosi dall'ultima nata. Questa perce-pì il freddo e la distanza, e divenne ancor più informe e rinsecchita.
"E' proprio brutta, con quelle rughe!" mormorò una Fata Azzurrina, e sul volto della Fata Scura comparvero immediatamente altri solchi.
"E' così scura e densa!" fece eco un'altra Fata, e Scura divenne ancor più scura e densa, e si accigliò.
"Sembra così goffa e contorta per essere una Fata..." disse uno Gnomo, e Scu-ra si sentì rattrappire le gambe già malferme, e finì carponi a terra. Era appena venuta al mondo e non capiva cosa le stesse accadendo, ma di certo non era piacevole.
"E questo è niente! Guardate: senza luce com'è, le piante appassiranno al suo tocco!" gridò una Fata Verde, allarmando tutta la comunità del Bosco.
"E i semi non germoglieranno!" terminò un'altra.
Scura, disorientata, si guardava intorno mentre il suo sguardo si faceva sem-pre più torvo e, chissà perché, appannato.
"Una Fata con quest’aspetto non può che essere malvagia o portare sfortu-na..." sussurrò uno Gnomo, sottovoce sì, ma non abbastanza: Scura si voltò dalla sua parte proprio mentre una grossa ghianda si staccava dalla quercia sovrastante e colpiva lo Gnomo dritto sulla testa... A quel punto fu un parapi-glia generale: mentre alcuni Gnomi soccorrevano l'incauto sfortunato, Fate e Folletti si abbandonavano ad animati commenti: "Allora è vero che porta sfor-tuna!" faceva uno. "E' lei stessa una sfortuna per la nostra comunità!" diceva un altro, e così via. Scura sentiva dolore dappertutto mentre il corpo si rag-grinziva ancora, e un dolore al petto che si faceva sempre più acuto; il suo corpo si accartocciava e il suo sguardo diventava sempre più annebbiato, fino a che un liquido salato prese a scorrerle dagli occhi lungo il viso. Poi qualcosa in lei si ruppe, e con un urlo che raggelò i presenti fece un balzo e si trascinò bar-collando nel folto del Bosco.
Mentre passava accanto al ruscello, l'istinto le suggerì di specchiarvisi per ve-dere cosa spaventava tanto chi l'aveva accolta, ma le Ondine stesse, alla sua vista, indietreggiarono, così che l'acqua si ritirò. Era davvero troppo per la pic-cola Fata Scura che, con un grugnito insieme sdegnoso e rassegnato, sparì ri-fugiandosi in quell'angolo scuro del Bosco dove il Sole non batteva mai.
Un Elfo dal cuore sensibile aveva assistito pensieroso alla sequela di avveni-menti che avevano gettato il Bosco nel panico, panico che, come ben si sa, non si addice molto agli Spiriti fatati. Gli Elfi, creature che amano la compagnia del-le Fate, sono fortunatamente molto rapidi nel captare l'essenza degli eventi e a formulare soluzioni. L'Elfo aveva notato che la piccola Fata Scura era peggiora-ta a vista d'occhio dopo la sua nascita, come se avesse dato corpo ai timori e alle previsioni dei suoi compagni sconcertati. E certamente era stato l'influsso di quella nube a causare quello strano fenomeno. L'Elfo si mise allora alla ricer-ca della Fata, certo di poter rimediare alla situazione, e la scovò raggomitolata nel freddo e buio angolo del Bosco dove crescevano solo i funghi velenosi.
L'Elfo non aveva paura di Scura perché aveva il cuore leggero come l'Aria e l'A-ria non si può ferire, quindi le sì avvicinò e cominciò a soffiarle intono piccoli vortici leggeri come lui, cercando di solleticarla per farla almeno sorridere. Ma Scura non ne voleva sapere, e con uno "sgrunt" sì girò dall'altra parte. Allora l'Elfo volò a raccogliere dal fiore più vicino una goccia di nettare dolcissimo e lo offrì alla Fata intrufolandosi tra le foglie marce che la celavano. Scura s’irritò ancor di più e, per scacciare l'intruso, cercò di colpirlo, ritrovandosi tutta im-piastricciata di nettare che, suo malgrado, così assaggiò. Tutta quella dolcezza sembrò placare il suo tormento, e finalmente Scura si addormentò.
Intanto l'Elfo aveva riunito l'assemblea, esponendo un piano che aveva convin-to tutti gli Spiriti della Natura abitanti nel Bosco. Tutti quanti, dispiaciuti per essersi lasciati travolgere dalle loro paure e per aver abbandonato a se stesso un membro della comunità del Bosco in difficoltà, si misero all'opera cercando di aiutare quella piccola Fata Scura che forse essi stessi, inconsapevolmente, avevano contribuito a far diventare un mostro.
Fate, Gnomi, Elfi e Folletti lavorarono tutto il giorno per sfoltire la vegetazione che, nel luogo in cui Scura si era rifugiata, ostacolava il passaggio ella luce. Verso il tramonto, trasportarono nel luogo in cui Scura giaceva una gran quan-tità di profumati petali di fiori dei più bei colori, e senza svegliare la piccola, li sostituirono alle foglie marce che la nascondevano alla vista. Poi la vegliarono tutta la notte e, mentre la luce della Luna che filtrava tra i rami e le foglie la accarezzava dolcemente, cantarono per lei. "Sei una Fata bellissima..." intona-va un Elfo; "...luminosa e leggera..." proseguiva una Fata; "...Sei sensibile e flessuosa..." cantava qualcuno, "...gentile ed elegante..." concludeva qualcun altro, e così in coro, per tutta la notte, gli Spiriti fatati del Bosco tesserono gli elogi di quella piccola Fata, inviandole dal profondo del cuore parole e pensieri accoglienti, pieni d'amore e di tenerezza.
Giunse l'alba, e la Fatina si svegliò con uno strano solletico nel petto. Il dolore era un ricordo lontano, forse un brutto sogno. Qualcosa in lei era mutato, e nello stiracchiarsi del risveglio percepiva il corpo trasformato, leggero. Le Sa-lamandre dei primi raggi di Sole la riscaldarono, mentre timida faceva capolino tra bellissimi colori che non aveva mai visto. Agli occhi della
comunità del Bosco, che aveva vegliato tutta la notte, apparve una bellissima Fatina Lilla e Rosa, luminosa, titubante e stupita almeno quanto loro di un tale miracolo di trasformazione, operato dal potere dell'amore e della fiducia tra-smessi da tutti quei cuori riuniti insieme.

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