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5-vita a scuola


Stavo scappando via da un gruppo di ragazzi che mi stavano inseguendo e il
mio cuore batteva più forte rispetto alla velocità delle mie gambe.
Continuavo a correre ma non mi stavo allontanando e loro erano sempre più
vicini. Iniziai ad urlare ma dalla mia bocca non usciva un suono, tutto
quello che potevo fare era gracchiare un piccolo piagnisteo. Non riuscivo ad
allontanarmi di più ed avevo paura che mi prendessero. Furtivamente guardai
dietro verso di loro ma non riuscivo a distinguere le loro facce, ero così
stanco.stanchissimo. Iniziai a cadere e cadere e cadere alla fine la voce mi
tornò ed urlai dal terrore.
"Josh è tutto ok? Josh, Josh.svegliati, è ok"
Mi svegliai dal sogno tutto sudato e tremante, con il forte braccio di Tim
stretto saldamente attorno a me. Ero così accaldato ed appiccicoso che i
nostri corpi erano praticamente incollati insieme. Stavo ancora vacillando
dal sogno e il mio cuore stava ancora correndo una maratona nel mio petto.
Tim soffocò la parte posteriore del mio collo con piccoli bacetti e
gentilmente mi sussurrò nell'orecchio:
"È tutto ok, sono qui amore, va tutto bene, è tutto ok.
Io mi riaddormentai e questa volta non ebbi brutti sogni.
Ci svegliammo verso le 8 pm ancora stretti insieme in un lento abbraccio con
il liscio torace di Tim che gentilmente toccava il mio mentre respirava e le
sue forti gambe strette attorno alle mie. La mia mente immediatamente
oltrepassò i limiti di resistenza; non potevo credere a quello che stava
succedendo. Tim era l'assoluto oggetto del mio desiderio da anni, non solo
come feeling sessuale, ma molto di più, questo era ciò che l'amore doveva
essere ed era tutto successo in meno di 24 ore.
Stavo steso respirando del suo odore, era come un afrodisiaco per me, era
come muschio ma così confortevole e così buono. Non appena lo sentivo mi
sentivo completamente felice e contento.
I miei genitori sarebbero tornati a casa presto, così, gentilmente, mi
allungai verso di lui, gli accarezzai il viso e gentilmente gli sussurrai
all'orecchio:
"Amore, amore, svegliati ragazzo fantastico, i miei genitori saranno a casa
presto, andiamo."
Tim si mosse lentamente e si stirò con le mani tese sopra la testa mettendo
in risalto tutti i muscoli del torace e dell'addome. Io fremetti
involontariamente e il mio cazzo tornò semi-duro di nuovo. Abbassai le
labbra e gentilmente tracciai con la mia lingua il contorno della sua. La
sua lingua scattò fuori e si infilò nella mia bocca, i miei occhi si
chiusero e strinsi forte a me il caldo corpo di Tim. Restammo in quella
posizione per quelle che sembrarono ore e riuscivo a sentire il suo duro
pulsare insistentemente contro la mia coscia. Ero così eccitato che pensavo
sarei esploso ed ogni battito del mio cuore faceva sentire il mio cazzo come
se stesse per esplodere.
Tim finalmente lasciò uscire la mia lingua dalla sua bocca e gli dissi che
doveva davvero andare perché i miei genitori sarebbero arrivati da un
momento all'altro. Questo senz'altro mi faceva riacquistare i sensi e
guardando l'orologio ancora, vidi che era quasi l'ora in cui tornavano dal
lavoro. Ero completamente fuori controllo e non c'era modo di farmi lasciare
uscire dal letto il mio perfetto Adone.
Tim lentamente spostò il suo muscoloso corpo dal mio e si alzò, lasciando
cadere il piumone dal suo corpo. Io rimasi steso rimanendo senza fiato alla
bellezza di quel corpo in tutta la sua nuda gloria. I miei occhi
accarezzarono ogni fossetta e ogni rilievo del suo corpo. Iniziai dai suoi
alti zigomi e dal volto perfetto, che Michelangelo potrebbe aver scalpellato
dal marmo. Scesi ulteriormente ai pettorali che salivano e scendevano
dolcemente ad ogni respiro. Ancora più in basso ai suoi capezzoli rosa che
sembravano così perfetti, come piccole vette di una montagna. Ogni muscolo
del suo corpo era in tensione e ora sapevo perché chiamavano il suo addome
'asse per lavare', solo poche ore prima la mia lingua stava tracciando il
contorno di ogni porzione muscolosa. I miei occhi indugiarono sopra il suo
ombelico che era strettamente annodato all'interno e riuscii ad intravedere
una debole traccia di saliva dove la mia lingua aveva seguito il percorso
fino al suo pube.
Non potevo non fissare il suo perfetto cazzo circonciso; pensate che era il
primo escludendo il mio che avevo visto davvero da vicino. Era ancora
semi-duro e pendeva pesantemente verso il basso, un buon 6 o 7 pollici di
pelle vellutata color bianco crema con una testa a forma di fungo di aspetto
viola arrabbiato.
Uscii dalla mia trance quando Tim disse:
"Diventerai cieco se lo fai, sai?".
Mi resi conto che mentre stavo ammirando il suo corpo la mia mano stava
stringendo la testa del mio tormentoso cazzo duro. Arrossii dalla vergogna e
tolsi immediatamente la mano. Mi alzai mentre Tim stava infilando le sue
lunghe gambe nei suoi CK's e alzandoli coprì la sua incredibile mascolinità.
Iniziai a vestirmi e mentre stavo infilandomi una T-shirt sopra la testa Tim
mi abbracciò e mi girò così che le nostre labbra potessero incontrarsi
ancora una volta. Io mi lasciai andare e giuro che sentivo musica nella mia
testa mentre le nostre lingue duellavano nella bocca dell'altro e mi venne
duro nuovamente.
Appena spezzammo l'abbraccio guardai verso il basso e vidi che anche lui
l'aveva duro ed era dannatamente difficile da ignorare. Lo raggiunsi con la
mia mano ma Tim l'afferrò e mi disse:
"Dopo Josh. I tuoi genitori arriveranno da un momento all'altro!"
Silenziosamente pregai dio che non fossero tornati a casa stasera, ma annuii
fissando i suoi occhi castani. Sentivo la stanza ruotare mentre i nostri
occhi cercavano di carpire i pensieri più profondi. Sentii una macchina
parcheggiare fuori casa e ci separammo immediatamente rimanendo poi
immobili.
"Cazzo questa era vicina" dissi ridendo.
Tim mi sorrise e iniziò a mordersi il labbro inferiore ancora. Rimanemmo lì
semplicemente toccandoci finche la porta d'ingresso non s'aprì e mia madre
chiamo il mio nome. Urlai un ciao e scesi per salutarli. Tim mi afferrò
mentre stavo per uscire dalla porta e rapidamente mi diede un fugace bacio
sulle labbra, poi mi seguì giù per le scale.
Dopo averlo presentato ai miei genitori e dopo che essi andarono in cucina
per preparare qualcosa per cena mi girai verso Tim e gli chiesi se voleva
restare. Scosse la testa e disse:
"Uhm no,sarebbe meglio se tornassi a casa, mio papà dovrebbe chiamare alle
11 da New York o da dove si trova".
Appena disse questo guardò altrove e la sua faccia iniziò a corrucciarsi
solo per una frazione di secondo.
"Ti chiamo domani."
E con questo sfregò le sue labbra contro le mie e uscì dalla porta,
lasciandomi in una sorta di confusione. Lasciai la porta aperta mentre lo
guardavo camminare verso la macchina salire e andarsene.
Fino a quel momento non avevo mai provato quella sorta di solitudine in
tutta la mia vita. Mi sedetti su una sedia vicina alla porta mentre fissavo
il buio della notte. Riuscivo a sentire il rumore del vento che sollevava le
foglie e le spostava in giro e gli uccellini cinguettare mentre il vento gli
soffiava intorno.
Mia madre uscì dalla cucina e mi guardò in modo strano mentre chiudeva la
porta.
"È tutto a posto caro? Sembri molto quieto stasera!"
Annuii per rispondere e lentamente mi alzai. Mentre passai davanti a mia
madre mi toccò la fronte e disse che sembravo molto accaldato.
"Hai già mangiato?"
Guardai il mio riflesso nello specchio della sala e vidi che ero molto
pallido.
Borbottai di essere molto stanco e iniziai a salire le scale verso la mia
camera da letto; mentre iniziai a muovermi mia madre mi disse:
"Tim è molto carino, caro; non credo di averlo mai incontrato prima."
Il mio cuore quasi si fermo per lo shock e mi girai cercando di pensare a
qualcosa da dire mentre gli occhi di mia madre stavano cercando di vedere
nella mia faccia quello che stessi pensando.
"Uhm lui è nell'orchestra della scuola e ha accidentalmente portato a casa i
miei spartiti e così è venuto a riportarmeli"
Questa doveva essere una scusa credibile pensai tra me e me, di solito non
mentivo ai miei genitori e mi sentivo davvero schifoso ad averlo fatto ma
una balla come quella era preferibile alla verità, qualunque fosse.
Andai nella mia stanza, chiusi la porta e guardai il mio letto che era
completamente disfatto con i cuscini sparsi ovunque, il piumone per terra e
il lenzuolo tutto ammucchiato. Presi un profondo respiro e riuscii ancora a
sentire l'odore speciale di Tim nella stanza. All'improvviso tutte le cose
che aveva toccato avevano assunto un nuovo significato; mi sedetti sul letto
e chiusi gli occhi, ricordando ogni glorioso momento.
Uscii rapidamente dal mio stato di trance quando mia madre bussò alla porta
con il telefono. Mi sorrise e mi porse il telefono. Subito dopo si guardò
intorno vedendo la mia stanza ordinata come solito e mi diede un'occhiata
interrogativa.
La telefonata era di Sam, la mia migliore amica al mondo, lei ed io andavamo
allo stesso asilo e alla stessa scuola primaria prima di separarci in scuole
private diverse. Sam era andata alla scuola dove andava anche mia sorella e
non era molto lontana ma ultimamente non ci eravamo visti spesso perché
entrambi impegnati duramente per l'esame finale. Sam era la persona più
vistosa che avessi mai incontrato nella mia vita, era un incrocio tra una
hippie e una modella da passerella, alta, magra e meravigliosa, ma vestiva
molto vintage con uno schema di colori psichedelico. Lei era una grande fan
dei Carpenters, così di cattivo gusto ma anche grandi allo stesso tempo. La
maggior parte delle persone della nostra età non ne aveva mai sentito
parlare, ma lei era Sam, pazza ed eccentrica ma con un cuore d'oro e aveva
quasi tutti i ragazzi che la inseguivano dal crepuscolo all'alba.
Sam era l'unica persona al mondo che conosceva tutti i miei segreti e io
conoscevo tutti i suoi. Quando avevo quindici anni è venuta dritta da me e
mi ha detto che ero gay.quasi mi soffocai con la Coca-Cola mentre disse ciò
e io iniziai a negarlo, ma lei si mise a ridere e mi disse di smettere di
essere uno stupido cretino e di accettarlo.
Per un sacco di tempo parlammo riguardo il mio essere gay e come faceva lei
a saperlo. Per lei era abbastanza semplice: non avevo mai provato a saltarle
addosso o spiare nella sua camicia per vederle le tette.
Sam iniziò ad urlare al telefono e chiamarmi con tutte le parolacce che
conosceva e improvvisamente mi resi conto che dovevamo andare ad un concerto
questa sera e sarei dovuto andare a prenderla tre ore fa. Aveva provato a
chiamarmi dalle 7 ma non avevo sentito il telefono nemmeno una ...
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