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*il markettaro*

Lo incontrai in un bar del giro di quella città, dove mi ero trasferito da pochi mesi. Non avevo quel grande bisogno di incontrare, ma non conoscevo ancora nessuno, ci passai qualche serata. Aveva 17 anni, era straordinariamente bello, lo avevo già visto da qualche parte. Era alto 175, non di più ma aveva un corpo straordinario ed un volto da statua greca di Fidia. Era inverno ed era vestito normalmente per la stagione, forse anche un po’ leggero, sotto gli abiti si intravedeva una costituzione muscolare notevole.

Mi sforzai la memoria, da qualche parte lo avevo già visto. Sì, era così, lo avevo incontrato due anni prima Atene , era nella parte vecchia della città, io stavo passando in un vicolo per andare ad acquistare delle valvole termoioniche. Mentre passavo di là per tornare a Turi , facevo il piacere all’azienda in cui lavoravo di passare a prendere una zainata di valvole, in questo modo riuscivo ad partirmene al venerdì a mezzogiorno. Mi faceva sempre piacere passare una serata ed una nottata con i miei vecchi amici che erano ancora là. Ad Atene avevo fatto l’università, mi era rimasta nel cuore.
Lui era fermo per strada e guardava i passanti. Era già bello allora, sfacciatamente bello, era primavera inoltrata ed i suoi vestiti estivi esibivano molto bene il suo corpo glabro con la pelle olivastra, belle masse muscolari segnate. Il mio sguardo si fermò su di lui ma lo distolsi subito: avevo paura che notasse il mio interesse, mi dava fastidio che un ragazzino mi scoprisse interessato a lui. Lui si avvicinò a me e mi salutò, ricambiai il saluto in modo gentile ma anonimo. Continuò a guardarmi, io distolsi lo sguardo, non avevo minimamente capito che lui stava cercando di farsi rimorchiare. Quando tornai indietro con i miei acquisti con cui avevo riempito a tappo lo zaino e passai nello stesso posto lui era ancora là, stava parlando con un uomo sui sessanta. Mi riconobbe, mi scrutò come cercando uno sguardo di interesse nei miei occhi. Lo salutai di nuovo gentile ma anonimo. Mi accorsi che mi seguiva con la coda dell’occhio, non gli ero indifferente quindi. Mi seguì con lo sguardo mentre mi allontanavo, lo controllai con qualche stratagemma per girarmi indietro senza farmi notare, ma lui lo aveva capito lo stesso. Se ne andò con l’uomo che era vicino a lui quando fui lontano, aveva sperato che ritornassi sui miei passi.
Ero rimasto stupefatto, alla sua età, aveva 15 anni e ne dimostrava al più 17, sapeva rimorchiare con una sfacciataggine ed acutezza, aveva notato subito la traccia di interesse sul mio volto, almeno così mi era parso. E probabilmente mi aveva atteso al varco, aveva aspettato il mio ritorno verso la stazione, era probabile che fossi là per acquisti.

Era sempre lui davanti a me, Tonino. Venne da me, si presentò, mi disse il suo nome.
Lui di esibiva, si sentiva un arrivato. Aveva il ragazzo, me lo presentò, era un bel ragazzo, sui 20 anni, di apparenza molto maschile. Mi raccontò che aveva anche un amante 70enne che lo manteneva, precisò subito anche questo, per lui era un segno di distinzione, di riconoscimento della sua bellezza, anzi per molte persone dell’ambiente in cui viveva, era uno che lavorava, che si guadagnava la vita. Mi disse che se volevo scopare con lui dovevo pagare, mi avrebbe fatto lo sconto, altrimenti potevo solo sbavargli dietro. Ignorai la provocazione, infatti voleva solo essere una provocazione, una ripicca per quella vota di sue anni prima. Sapeva che ero laureato in ingegneria, glie lo aveva detto qualcun altro del bar che mi conosceva già. Disse che, visto che ero uno che aveva soldi, dovevo pagare, ma era informarmi che lui sapeva che ero istruito, un modo contorto per dichiarare la sua stima.
Eravamo a gennaio, ci vedemmo ancora qualche volta, ma le mie comparse in quel bar erano molto sporadiche. Lo vidi nuovo a Giugno. Venne a parlarmi: era rimandato di matematica, aveva fatto la terza ragioneria, voleva che gli dessi delle lezioni. Avevo nulla da fare di sera. Mi andava più che bene, gli chiesi il prezzo medio di quell’epoca in quella città, mi disse che lui con i soldi non aveva problemi ed era contento di sottolinearmi questo fatto.
Aveva solo matematica, faceva terza ragioneria, imparava discretamente, gli dissi che volendo poteva fare a meno delle lezioni ma lui mi confermò che aveva soldi, preferiva così. Dopo qualche lezione gli chiesi se avesse mai abitato ad Atene, confermò, aveva abitato là fino a due anni prima: era sicuramente lui, non mi ero sbagliato allora. Rifletté un po’ sulla mia domanda e mi disse che non era più quello di allora. Gli dissi che io lo avevo visto da solo per strada. Non replicò. Allora quindi faceva già il marchettaro di strada, ora lo faceva stipendiato. Questo voleva dirmi. Lui era un marchettaro quindi quando lo avevo visto la prima volta a soli 15 anni, l’uomo con cui era sparito dal mio sguardo lo avrebbe poi pagato, però io gli interessavo più che fare la marchetta per come mi aveva aspettato.
Un giorno finimmo molto presto la lezione, gli avrei messo in conto solo mezz’ora, gli dissi. Rispose che pagava tutta l’ora ma voleva parlarmi di sé.
Padre alcolizzato, madre analfabeta, fratello di 23 anni disoccupato, che lui sospettava che fosse pure tossicodipendente. Non stava bluffando, percepivo che diceva la verità. Rifiutai i soldi che mi aveva messo sul tavolo. Mi disse di non fare lo scemo, lui guadagnava più di me. Tirò fuori un po’ di numeri, sapeva il mio stipendio alla lira. Il suo amante era amico del papà ormai demente del padrone di Nautica, l’azienda dove lavoravo, ma, essendo una persona influente era riverito anche dal figlio che ora gestiva l’azienda e non aveva evidentemente nessun senso della discrezione. Tonino aveva un mensile che era più alto del mio, ovvio in nero, ed aveva un conto aperto nel bar gay più grande della città e nella discoteca gay che venivano ovviamente saldati dal suo amante. La sua famiglia viveva sulle sue spalle, dipendevano tutti dagli sfizi di quel riccastro. Sua madre lottava contro un tumore al seno, ma comunque era in casa, ed era l’ultimo baluardo che univa ancora un po’ la famiglia.
Mi raccontò come erano venuti in contatto lui ed il suo amante. Lui aveva bisogno di soldi, lo aveva fatto sapere in giro, era stato contattato da una organizzazione clandestina della città, praticamente un racket della prostituzione specialmente minorile e maschile per i riccastri della città e della riviera. Gli avevano chiesto se era disposto a posare per alcune fotografie, gli avrebbero procurato forse “un buon lavoro”, le avrebbero appunto fatte vedere a dei possibili clienti. Lo fecero posare in tutti i modi per un paio di ore, dopo un paio di settimane venne contattato dal suo attuale amante che pagò una notevole cifra all’organizzazione. Altri compagni “di lavoro”, contattati dalla stessa organizzazione, dopo alcuni giorni non avevano più voluto saperne dei loro partner, erano stati ricattati, minacciati e picchiati. A lui stava invece bene così, lui aveva saputo “tenere il lavoro” senza subire pressioni, il suo vecchio lo voleva per sé pochi giorni al mese e lo pagava benissimo, a casa sua avevano bisogno di soldi.
Continuò a volermi pagare, il denaro gli usciva proprio dalle tasche. Mi disse che se volevo potevo scoparmelo gratis, rifiutai. Gli dissi che lui mi piaceva molto ma non era dignitoso per tutti e due che lo facessi: io scopavo con una persona che avesse il piacere di farlo, lui non doveva distribuire il suo corpo per fare favori. Mi guardò un po’ scornato, ero forse il primo che rifiutava il suo corpo. Gli specificai che lui mi piaceva ma non ritenevo serio scoparlo, lui doveva imparare a vivere la vita non a regalare il suo corpo.

Rimase decentemente promosso a settembre. Mi venne a trovare dopo che furono pubblicati i risultati, passò ancora un paio di volte credo. Mi raccontò che ormai era sicuro che suo fratello si bucava alla grande, era un grosso smacco per lui, suo padre era sempre più spesso ubriaco.
Lo rividi a dicembre, venne a trovarmi verso metà mese, mi raccontò che il suo amante gli aveva detto che a 18 anni gli avrebbe regalato una bella macchina diesel come liquidazione, per lui cominciava ad essere troppo vecchio, quello li voleva giovanissimi. Mi resi conto che stava per finire il periodo d’oro, gli chiesi se pensava quello che stava per succedergli di lì a due mesi. Mi guardò stupito: gli restava sempre la macchina da vendere. Gli consigliai di farsi dare subito i soldi, rivendendola ci avrebbe perso. Accettò il consiglio. Mi accorsi che stava memorizzando. Gli chiesi che cosa pensava di fare dopo che avesse finito i soldi della macchina, ad occhio gli sarebbero durati 20 mesi. Mi disse che si sarebbe messo a battere. Gli feci presente che si andava ad infilare in un mondo in cui c’era una concorrenza ai denti da quello che sentivo dire, le tariffe erano stracciate. Lui pensava di avere dei buoni guadagni grazie alla sua bellezza.
Avrebbe dato delle grandi facciate nella vita, lo si capiva al volo.
Lo incontrai pochi mesi dopo che era stato liquidato dal suo amante, nel solito bar. Era sempre molto spavaldo, forse anche più tranquillo di prima, anche se molto attento a consumare poco ora. Mi venne subito attaccato e non mi mollò per due ore, destando l’invidia di tutti gli altri, sentii uno che gli chiedeva che cosa gli fosse successo, non lo aveva mai visto filare così una persona. Non mi andava di essere tacchinato così da chiunque, lui mi si offrì sfacciatamente, pubblicamente, senza riserve. In bel modo gli feci capire che la cosa non mi andava, che capisse lui le ragioni.
Arrivò in casa mia due sere dopo, era già passato la sera prima ma io ero assente, mi disse. Parlò in modo inaspettato: si scusò per avermi tacchinato in pubblico, lui non cercava in me un amante, cercava in me un padre con cui fare anche l’amore. Gli dissi che non potevo e non avrei voluto mantenerlo. Lui non voleva questo, voleva che lo controllassi in modo che imparasse a guadagnarsi la vita come tutti. Ma ci teneva che possedessi il suo corpo. Lui due sere prima al bar mi aveva offerto il suo corpo perché pensava che fosse la cosa più importante che potesse offrirmi, lui aveva ragionato come quelli nel bar, ma aveva capito che io non ragionavo come loro. Mi parlò di quando mi aveva incontrato a 15 anni ad Atene, lui cercava un amore non dei soldi da me, si era rassegnato a fare la marchetta quando aveva visto che io non lo corrispondevo. Aveva incontrato molta gente che gli aveva offerto soldi, in casa ne avevano bisogno, li prendeva a quel punto. Io gli ero piaciuto già da quella prima volta.
Si ricordava anche lui e bene. Allora ero per lui qualcosa di più. Quando mi aveva provocato chiedendomi soldi la prima sera che ci eravamo visti al bar era per la rabbia di quella volta che non lo avevo corrisposto, lo ammise quella sera.
Gestirmi una testa come la sua mi sembrava una cosa impossibile: ci voleva coraggio e grinta per guidare un personaggio così navigato. Ero perplesso, se lo abbandonavo quello con molte probabilità si sarebbe rovinato, se dicevo di sì, mi andavo a cercare un sacco di guai, o forse quello era solo un mio pregiudizio. Gli dissi quello che pensavo in modo chiaro. Si rendeva conto di essere molto navigato ma anche di essere molto vulnerabile in quel momento e sentiva il bisogno di una persona che gli volesse bene.
Poi volevo parlarne con Marco, Carmelo, Andrea in ogni caso era una questione che non potevo accollarmi da solo. Raccontai dei miei amici, come ci aiutavamo a ...
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