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*i ragazzi che si amano*

Quella che mi accingo a raccontarvi è una storia reale, accadutami mesi fa come un fulmine a cielo sereno; premetto che io Alex vivo in una cittadina di provincia situata in un angolo della Sicilia spettacolare e meraviglioso.
Era una domenica notte, saranno state le 01.30 del mattino ed io rincasavo dopo una serata trascorsa a divertirmi in compagnia d’amici e amiche, una serata di baldoria senza stordimenti o problemi simili; arrivato davanti casa in macchina decido di fare ancora un ultimo giro prima di andare a letto. Ripartii e mi diressi in un luogo nelle vicinanze di dove vivo, in questo luogo si consuma ogni giorno, in special modo la sera tardi, il rito della conoscenza fra etero curiosi e gay o tra i gay stessi (voci di corridoio); anche io, etero curioso, quella sera feci la stessa cosa e devo ammettere che la cosa in se nuova e sconosciuta mi eccitavano da matti. Arrivai e parcheggiai la mia macchina in modo da poter andar via nel caso in cui la situazione presentasse rischi.
Erano quasi le 02.30 ed io ero stato solo oggetto di sguardi di ragazzi interessati solo alla classica toccata e fuga, avevo assistito come spettatore a diverse scene di facile “abbordaggio”, mentre stavo decidendo di andare via arriva l’ennesima macchina e il conducente abbassando il vetro del passeggero mi lancia un’occhiata furtiva; interessante il tipo, pensai fra me, ed allora mi sforzai per trovare un argomento per scambiare due chiacchiere. Fortunatamente vedo sul suo cruscotto delle chewingam e gli chiedo se me ne avesse offerto una, Peter, si presenta, senza pensarci un secondo me la offrì; lui un tipetto moro ed abbronzantissimo, carino e con un accento straniero notai, per forza aveva studiato a Parma prima di trasferirsi nel suo paese per continuare gli studi. Franz, mi presento, per quanto mi riguarda anche io sono moro, fisico mediterraneo e discretamente alto, occhi castano-verdi ed una loquacità da far invidia ad un oratore. Parliamo del più e del meno, della vita fuori casa, degli studi fatti da entrambi e di altre cose importanti e meno.
Ad un certo punto della conversazione gli chiedo se gli andava di allontanarsi da lì per non essere oggetto di sguardi indiscreti di altri e seguirmi in un posto meno movimentato; lui acconsentì e mi segui. Arrivati chiedo di salire sulla sua auto e, come prima per la chewingam, accettò di buon grado; riprendiamo a conversare quasi come due amici che si conoscono da molto tempo con la differenza che ogni tanto lui mi accarezzava la gamba senza che io opponessi nessuna resistenza (credo la cosa non lo sorprendesse poi così tanto contrariamente a me). La conversazione iniziò a prendere una direzione ben precisa fatta di bacini e carezze in vari punti del mio corpo (vi lascio immaginare quali punti) ecc…. ecc…, senza che io muovessi un dito, ero come impietrito dalla disinvoltura con cui Peter agiva.
Ero rigido come un pezzo di legno, non riuscivo a rilassarmi forse perché non avevo mai avuto contatto così ravvicinato con un uomo e Peter se ne era accorto e mi sussurrava di stare tranquillo che non mi sarebbe successo niente di cui aver paura; nonostante tutto ero assalito da un’eccitazione non comune e lui accorgendosene dedica molte attenzione a questo tanto da sbottonarmi i jeans, baciarmi il basso ventre fino a tirar il mio pene fuori e giocarci. Senza rifletterci mi ritrovai ad accarezzarlo anch’io, a baciarlo sul collo (aveva indossato un profumo dalla fragranza eccezionale) ma non in bocca come lui aveva tentato di fare varie volte. Nel bel mezzo di tutto questo turbine di passione e coccole mi fece un pompino indimenticabile, da farmi venir fuori pure il cervello.
Ritornati in noi stessi, ci risistemiamo tornando alla realtà e ci salutiamo, io pronto per uscire dalla sua auto quando Peter mi chiese se potevamo scambiarci il numero di cellulare, se non avevo nulla in contrario, ed io accettai volentieri; fatta l’operazione scesi dall’auto per dirigermi verso la mia e ripensai a quello che mi era successo e torno a casa comunque soddisfatto di come si era conclusa la mia serata.
Dopo pochissimi giorni lo chiamo e gli chiedo se aveva voglia di vederci ma lui mi rispose che non era possibile poiché si trovava a Parma per sistemare alcune pratiche dell’università, aggiunse però che non appena a casa si sarebbe fatto vivo per incontrarci; nel frattempo solo uno scambio di squilli ed email oltre a qualche breve conversazione telefonica, fino a quando al telefono mi chiese se fossi potuto andarlo a prendere all’aeroporto al suo arrivo. Altroché se ero disposto a farlo, allora gli proposi se aveva piacere a trascorrere la notte con me e che il giorno dopo l’avrei accompagnato alla stazione dei treni per ritornare a casa sua, accettò e così fu. Presi mezza giornata libera dal lavoro e all’orario andai all’aeroporto, ero eccitato come un bambino che aspetta la ricompensa per essersi comportato bene, non vedevo l’ora, finalmente esce e lo riabbraccio senza destare la curiosità dei presenti.
Uscimmo dall’aeroporto e mi diressi verso casa, arrivati gli chiesi se voleva farsi una doccia e riposare, ma lui disse di no che andava bene così. Parlammo delle solite cose prima e data l’ora decidemmo di andare a mangiare un boccone. Rientrammo a casa mia e guardammo un po’ di televisione fino a quando la stanchezza (e non solo quella) ci portò a letto, entrambi ci spogliammo rimanendo in mutande, sotto le coperte iniziammo ad accarezzarci e baciarci e questa volta lo feci anch’io senza tanto pensarci. I nostri corpi sopraffatti dall’eccitazione crescente sembravano uno solo stretti in un abbraccio indimenticabile, i baci divennero sempre più passionali e roventi con le nostre lingue attorcigliate ora nella sua bocca ora nella mia.
La mano di Peter a poco a poco scende sul torace, sul ventre fino ad arrivare all’inguine e facendosi strada nelle mutande afferrò il mio pene duro come il marmo per l’eccitazione, staccai la mia bocca dalla sua e la diressi ai suoi capezzoli per giocarci un po’ mentre lui diresse la sua bocca calda al mio pene prendendolo in bocca e facendomi un pompino fantastico; fu un alternarsi di carezze, abbracci, baci e leccate varie su tutto il corpo di entrambi per tutta la notte, che definire indimenticabile è poco. La mattina seguente ci alzammo di corsa e lo accompagnai alla stazione per ritornare a casa, mentre io andai a lavoro senza la minima concentrazione e voglia, pensavo e ripensavo alla magnifica notte trascorsa insieme a Peter, un dolcissimo ragazzo con un grande cuore.
Quella fu la prima di una serie di appuntamenti a casa mia (per fortuna che vivo da solo) in cui abbiamo dato sfogo alla nostra passione crescente, a scambiarci paroline dolci, coccole e gesti affettuosi e quanto altro fanno due persone che si vogliono bene. Da allora mi sono accorto di non essere più la stessa persona di prima, quando non possiamo vederci, dato che viviamo in due paesi lontani, mi sento mancare qualcosa dentro che solo chi ha vissuto un’esperienza simile può capire, è come se mi mancasse il respiro; lo stesso vale per il mio piccolo Peter, stiamo bene insieme, due ragazzi che si amano si baciano contro le porte della notte.


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